Equità fiscale e fiducia collettiva: una sfida possibile

E’ necessario resistere all’attuale stato di reale recessione economica con i pochi mezzi di cui disponiamo, mantenendo in vita il tessuto produttivo del Paese, per poi rilanciarlo in un futuro che si spera quanto più prossimo. Per fare questo, occorrono delle misure semplici e chiare nei settori di maggiore rilevanza, tra cui quello fiscale. Alcune misure volte a dilazionare o congelare il prelievo tributario sono state già adottate, altre verranno introdotte di qui a breve. E sarà un passo forse decisivo, sia dal punto di vista economico-finanziario, che sociale. Le risposte che lo Stato sarà in grado di fornire nei confronti dei cittadini, degli “autonomi” (esercenti e professionisti) e delle imprese, si rifletteranno sul rapporto Fisco-contribuente.

In un “punto di non ritorno” come quello attuale, la funzione impositiva dello Stato ha infatti l’opportunità di recuperare la sua vera natura, che non è la mera “caccia all’evasore”, che, invero, ne identifica soltanto la sua fase patologica. Ci si riferisce, diversamente, alla necessità di affiancare ad un sistema che miri a tassare equamente la ricchezza effettiva dei contribuenti, a quella di fornire risposte concrete in termini di resa dei servizi pubblici primari, tra cui sanità, istruzione e lavoro.

Per intenderci, se io pago le imposte sono legittimato ad attendermi un concreto accesso a tali servizi; e se sino ad oggi ho pagato meno tasse di quante avrei dovuto pagarne, probabilmente sarò maggiormente indotto ad onerare il mio debito fiscale, se a ciò conseguisse poi un effettivo incremento del livello qualitativo dei servizi medesimi.

Va da sé pertanto che la “risposta” pubblica alle aspettative dei cittadini rispetto alle imposte pagate, non solo deve essere effettiva e concreta, ma è necessario che sia anche adeguatamente percepita dalla collettività.

Ed invero, se in queste settimane l’intervento assistenzialista dello Stato si rende decisivo per garantire la sopravvivenza delle realtà produttive italiane, è una volta superata la stringente fase di emergenza “Coronavirus” che la risposta delle istituzioni pubbliche assumerà davvero un ruolo strategico, e ciò, anche nell’ottica del conseguimento di un maggior gettito fiscale pro futuro. La non più procrastinabile attuazione di un piano di intervento pubblico finalizzato ad incrementare l’efficienza – a breve e medio termine – dei servizi pubblici primari, avrebbe infatti un concreto riflesso anche sulla percezione da parte della collettività del “dovere fiscale”. In tal senso, l’effettiva consapevolezza da parte dei cittadini della “allocazione” delle risorse conseguite dallo Stato mediante la riscossione dei tributi, accompagnata da una rivisitazione del sistema impositivo che incentivi la trasparenza fiscale della condotta del contribuente, potrebbe infatti rappresentare quel tassello mancante, tale da ingenerare nella collettività stessa la volontà di contribuire alla ricostruzione del Sistema Italia.

In difetto, se lo Stato non saprà fornire simili risposte nell’arco di un periodo ragionevolmente breve, correrà un duplice rischio. Ed infatti, la riscoperta del sentimento di solidarietà comune che sta accompagnando lo scorrere di questo momento storico a dir poco drammatico, anziché operare come agente propulsore al miglioramento del benessere collettivo, corre invece il rischio di risultare un evento meramente episodico e produrre l’effetto contrario, ossia convertirsi in una comune percezione del “dovere fiscale” di gran lunga più negativa rispetto a quella attuale, con conseguenti effetti assai pregiudizievoli per il gettito erariale.

Emanuele Tito
Segretario del Centro Studi Occidentali