L’altro virus: il linguaggio delle fakenews

Dai tempi antichi, l’informazione e la controinformazione sono state usate alla pari con le altre armi convenzionali per combattere e sconfiggere l’avversario. L’utilizzo dell’informazione  può essere un’arma molto efficace se viene arricchita da un elemento di diffusione popolare, il cosiddetto effetto virale, ed ecco perché le Fakenews sono il virus sociale dell’era della comunicazione di massa.

 Dall’inizio del ventesimo secolo, diversi studi scientifici nel campo d’intelligenza artificiale, NLP (Natural Language Processing) e LSA(Latent Semantic Analysis) si sono concentrati nella simulazione della scrittura di un contenuto di senso compiuto non derivante dal pensiero umano. Tali contenuti si formano in modo scientifico accumulando  dati concettuali e analizzando questi tramite i pattern definiti dai sistemi di Machine Learning per esprimere un concetto all’interno di un argomento. Mentre la costruzione di una frase richiede semplicemente una conoscenza della grammatica e sintassi di una lingua, scrivere un articolo scientifico, sociale o semplicemente una lettera (o un Post nell’era social) necessita di un meccanismo più elaborato di definizione dell’inizio, del concetto, della conclusione e soprattutto di un elemento fondamentale, l’obiettivo. Un testo dovrebbe trasmettere un’informazione, se si tratta di un testo scientifico e/o una sensazione, un sentimento se si tratta di una lettera.

Per capire questo concetto, c’è bisogno di vedere nel dettaglio gli ingredienti necessari per queste macchine di propaganda per produrre la migliore opera di controinformazione con i mezzi che hanno a loro disposizione.

Il primo ingrediente è l’ambiente sociale del paese, il continente o la comunità di riferimento.  La raccolta dei dati che dimostrano i minimi sentimenti della popolazione appartenente a un segmento, è un’attività continua di questi sistemi che si chiamino Social Trend o articoli più letti su Google News, nulla viene trascurato. Per ogni contenuto pubblicato, per ogni commento scritto viene assegnato un punteggio di “Sentiment”, tale punteggio di Sentiment viene associato all’utente e all’argomento di riferimento di quel contenuto e ogni utente attivo nell’ambito social riceve un ranking da “influencer” a sua insaputa. Se vi sembra fantascienza basta aprire qualsiasi gruppo di discussione sui social e noterete che da tempo viene applicato un grado di interazione ad ogni singolo utente che viene mostrato come “Fan più attivo”, “Commentatore abituale” ecc..

Una volta individuato il portatore corretto del messaggio, ai nostri influencer serve un contenuto che abbia i seguenti ingredienti:

  • Obiettivo da colpire, spesso questi messaggi come obiettivo hanno un gruppo ampio e non specificato, possono essere Africani, Immigrati, la Casta, Quelli di Sinistra, Quelli di Destra, Meridionali, ONG, Quelli del Governo o le persone specifiche con delle informazioni maliziose e non verificate.
  • Messaggio malizioso, che suscita un sentimento, sia in senso positivo sia negativo. Odio verso un’ingiustizia, leva sull’unità di massa pro o contro un altro gruppo ..
  • Un piano d’azione, un messaggio del genere divulgativo o reazionario. “Fate girare”, “Non ci vogliono fare sapere che”, “è una vergogna”, “Bisogna fare qualcosa” …
  • Un autore rafforzativo di fantasia ma autorevole, “un amico”, “un medico”, “un poliziotto”, “un insegnante”.
  • Per ulteriormente rafforzare l’autore immaginario è spesso associato a un luogo, “un amico di Milano”, “un medico di Torino”, “un poliziotto di Roma”. Attenzione che questo ulteriore elemento rafforzativo serve per dare l’autorevolezza e credibilità ulteriore all’autore immaginario visto che lo colloca nel luogo del fatto quindi lo rende un testimone oculare. Quindi lo rende il paziente 0 della diffusione.

A questo punto gli ingredienti del contagio sono tutti pronti, c’è solo bisogno di contagiare i pazienti 1 (influencer) con il virus (Fakenews). Non si può trascurare che la maggior parte dei sistemi di messaggistica e comunicazione che sono usati nella vita quotidiana appartengono alle stesse società che trattano e archiviano i nostri comportamenti. Non stiamo insinuando che tali società contribuiscono a quest’opera di controinformazione, ma sottolineando che le origini dei dati sono recuperabili, con una buona dose di tecnologia, anche da parte dei soggetti terzi che siano pubblici o privati. Una volta che il virus raggiunge il paziente 1, suscita in lui un sentimento di dovere sociale di divulgare il messaggio, quindi lo inoltra ai suoi contatti che danno credito a tale messaggio considerando il secondo rafforzativo, cioè l’autorevolezza, simpatia,  saggezza della persona che invia il messaggio e così a catena si attiva il meccanismo della divulgazione virale. E qua la prima differenza con un virus reale, mentre un virus con il passare del tempo e il contagio di massa perde di potenza, un virus sociale si rafforza finché riesce ad arrivare al grado di verità, una verità indotta che è molto più difficile da sradicare e curare. Le Fakenews lasciano un sentimento, creano un nemico immaginario o un alleato atipico, ci conducono a non vergognarci di esprimere i nostri peggiori istinti o sentirci sgomenti e derubati. Ogni libero cittadino ha il dovere e i mezzi per verificare, approfondire e accertare le origini di un’informazione. Le pandemie vengono e vanno ma i virus sociali ci condizionano la vita per generazioni.

Secondo le statistiche del sito Statista[1], nel 2019 in Europa unita,  le Fakenews hanno ricevuto una copertura di divulgazione pari al 75% rispetto alle notizie vere e di origine verificata.


[1] https://www.statista.com/statistics/1087496/trust-in-news-sources-europe/

Shahram Bahadori
Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi Occidentali