La società rimarrà aperta

Alla fine non sono stati i flussi migratori a far chiudere Schengen, non sono state le crisi politiche a mettere in crisi il libero mercato, non sono state le conseguenze delle guerre a restringere le libertà civili ed individuali nel vecchio continente, bensì il Covid-19.

L’Europa, dopo gli annunci dei governi francesi e tedeschi, ma anche di quello britannico, ha riconosciuto l’esistenza di un nuovo nemico in comune. Di fatto si trova ufficialmente in trincea. Il coronavirus sta mettendo a dura prova la tenuta delle società aperte basate sulle libertà sociali ed economiche. Davanti ad un nemico invisibile gli Stati colpiti hanno reagito limitando i rapporti umani per contenere il contagio, stravolgendo le abitudini dei cittadini e minando le loro sicurezze. La quotidianità ha sempre generato una percezione di continuità esistenziale e ora la sua brusca interruzione sta sviluppando tra le popolazioni un senso di ansietà, di smarrimento e di ricerca, talvolta confusa, della verità. La riduzione dello spazio e una nuova percezione del tempo fanno sì che emozioni e sentimenti si trasformino, talvolta rafforzandosi (basti pensare all’esigenza che ognuno di noi sente nel poter riabbracciare i propri cari), o si indeboliscano, nei casi in cui si decida di abbandonarsi ed isolarsi interiormente in attesa che la guerra finisca.

Ma le emergenze, in qualsiasi forma esse si presentino, creano nel medio-lungo periodo reazioni opposte: dopo le fughe, assolutamente comprensibili, verso le regioni meridionali, assistiamo ad un rinvigorito senso patriottico che si declina nelle più varie forme come il volontariato, la condivisione musicale, il ricorso ai libri e alla storia, il rispetto anche confuso di regole mentalmente avverse al nostro vivere quotidiano.

Gli abitanti della società aperta, senza saperlo, stanno già creando i loro anticorpi. Troppo bella è la libertà per rinunciarvi senza combattere, utili e affascinanti sono i diritti per perderli senza difenderli, di pubblica utilità sono i doveri sociali per rinunciarvi senza lottare. La grandezza delle società aperte risiede anche in questo: saper risvegliare tra i suoi cittadini il ricordo della lotta intelligente contro ogni forma di totalitarismo e fanatismo, capovolgendo il paradigma del nazionalismo inteso come forza risolutrice di problemi. La cooperazione tra Cittadini aperti,  Società aperte e Stati aperti riuscirà, nel tempo, dapprima a contenere e poi a risolvere questa strana ma non nuova emergenza, attraverso una collaborazione totale che coinvolgerà il mondo economico, scientifico e sanitario.

Pasquale Quaranta
Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi Occidentali