Esercito Italiano e Covid-19: donne, uomini e mezzi al servizio dei cittadini

I momenti di crisi sono da sempre rilevatori: rilevatori della resistenza di un popolo, della saldezza delle sue istituzioni e della capacità di reagire alle avversità. Sono questi i momenti che disvelano l’anima e il carattere di un paese. L’Italia, malgrado gli sbandamenti iniziali e le evidenti difficoltà economiche, dimostra di esserci come comunità nazionale; e non parlo di governo, ma del paese reale, di quei medici e infermieri che da settimane rischiano quotidianamente la vita, di quella opinione pubblica che rispetta i divieti governativi, di quella gran massa di persone che continua a lavorare per mandare avanti il paese. Tra coloro che stanno lavorando per uscire dalla crisi, ma questa non è una novità, troviamo i nostri soldati e le nostre soldatesse. Non è una novità, appunto, perché l’Esercito Italiano, come è già avvenuto nel corso della storia dell’Italia unita, si è sempre dimostrato pronto a soccorrere il paese nei momenti di necessità. Questa volta affrontando in più la difficoltà che quasi tutti i vertici della Forza Armata, compreso il Capo di Stato Maggiore generale Salvatore Farina, sono stati colpiti dal Covid-19 in una riunione congiunta dei primi di marzo proprio per affrontare l’emergenza.

Malgrado tale situazione, l’Esercito Italiano, d’accordo con il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, non solo ha mantenuto intatto il personale impiegato nell’Operazione Strade Sicure, circa 7200 uomini, ma ha accentuato la sua presenza, fornendo personale per posti di blocco e controlli normalmente di competenza delle forze dell’ordine.

In aggiunta a ciò, l’Esercito ha messo immediatamente a disposizione del commissario Arcuri e della Protezione Civile personale, elicotteri e mezzi terrestri. In particolare, l’Esercito ha individuato alcune infrastrutture utili per lo stoccaggio e la successiva distribuzione nelle regioni del sud di materiali necessari alla lotta al Covid-19. I depositi individuati nelle città di Bari, Lamezia Terme, Palermo e Cagliari insistono lungo le principali vie stradali e nelle vicinanze di porti e aeroporti con un grande valore strategico per la ricezione e l’invio dei dispositivi sanitari. È stato predisposto, inoltre, un piano di trasporti aereo e terrestre da integrare alle esigenze della Protezione Civile, al fine di accelerare su tutte le aree del paese la distribuzione dei materiali acquisiti e stoccati. Nel mentre si scrive, Esercito e Aeronautica hanno inviato materiale sanitario a Catania e sono previsti ulteriori invii nelle città del Nord.

L’Esercito Italiano, al di là del sostegno dei propri mezzi, si è attivato prontamente tramite il suo corpo di Sanità militare. Medici e personale sanitario sono impiegati negli ospedali già esistenti (Lodi, Bergamo e Alzano Lombardo) oltre ai presidi sanitari costituiti a Castelnuovo Bocca d’Adda, Somaglia, Codogno e Casalpusterlengo; nel frattempo, si sono realizzati degli ospedali da campo. Così, nell’ospedale da campo di Piacenza si sono allestiti 40 posti letto, mentre a Crema ce ne sono 32, tutti con erogatori di ossigeno, 3 posti per terapia intensiva ed una sala radiografica specializzata. Personale dell’Esercito, infine, si è recato a Troina (Enna) per affrontare l’emergenza di un piccolo ospedale per disabili, dove si sono riscontrati 70 infetti. 

Accanto agli ospedali da campo, si sono rese disponibili strutture e caserme per affrontare l’emergenza e trascorrere la quarantena. Ad oggi, le strutture dell’Esercito in corso di utilizzo sono quelle del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito della Cecchignola, il polo alloggiativo della Scuola di Applicazione militare presso la caserma Riberi di Torino, il Policlinico militare Celio di Roma, che fornisce anche assistenza sanitaria, e la Caserma Annibaldi di Milano, ex ospedale militare nel quartiere Baggio.  

Questi dati e queste cifre, al di là della loro schematicità, parlano. Parlano di un’istituzione, l’Esercito Italiano, che è sempre presente a fianco dei cittadini, pronta a soccorrerli in ogni momento, cercando di alleviare sofferenze e disagi. Come a Messina nel 1908, così nella Marsica nel 1915, per passare al Friuli nel 1976, fino al Centro Italia nel 2016, l’Esercito Italiano ha dimostrato sempre di essere una risorsa d’eccellenza per il nostro paese; una risorsa che, al di là di sterili e inutili polemiche, opera concretamente e fattivamente per il benessere del paese e dei suoi cittadini.

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Docente di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e di Teoria e storia dei partiti presso la LUISS Guido Carli