I nuovi parametri del patriottismo: cura e gestione delle informazioni

Nel secolo passato, il mondo ha attraversato due guerre devastanti. Due guerre che hanno avuto un elemento in comune, la chiamata alle armi delle migliori e i più patriottiche risorse in prima linea per sconfiggere il nemico. Immediatamente successive all’inizio dei conflitti, le operazioni d’intelligence hanno incessantemente iniziato le loro attività sia per recuperare le informazioni dal fronte nemico sia per divulgare false informazioni per ingannare il nemico, gettare nello sconforto le popolazioni e offuscare la visione chiara della situazione nella parte avversa. Durate la battaglia di Stalingrado, era ordine tassativo per i soldati sovietici, per contrastare il lavoro di contro intelligence tedesca, che se avessero ricevuto una notizia di qualsiasi genere avrebbero dovuto chiederne conferma da tre ufficiali superiori, compreso un commissario del partito. La pena per i trasgressori era niente meno che la fucilazione immediata per alto tradimento. Il ragionamento dietro questa scelta così drastica era molto semplice quanto chiara. Una parola sentita da uno sconosciuto ha un peso ben minore di una parola pronunciata dalla bocca di un patriota, un soldato, un eroe che sta combattendo il nemico, di conseguenza una falsa informazione se pronunciata da uno sconosciuto crea dei danni limitati, mentre se pronunciata da un soldato può essere molto più devastante di un proiettile.

Anche se le guerre nel suolo Occidentale sono un ricordo lontano e le trincee da luoghi di sanguinose battaglie hanno lasciato il loro posto a luoghi di vita e di villeggiatura, la battaglia per il potere non ha mai cessato di esistere per un istante. Le agenzie d’intelligence sono più attive nel periodo di pace che durante i tempi di guerra, ciò che si ottiene con l’astuzia durante la pace permane molto più di ciò che si conquista con la forza durante la guerra. Allora quale sarebbe la massima apoteosi di un magistrale lavoro di controinformazione durante il periodo di pace? Sarebbe utilizzare i canali di comunicazione diffusa, i migliori algoritmi d’intelligence artificiale per individuare, per arruolare virtualmente le migliori risorse umane del paese “avversario” al proprio servizio di divulgazione. Le stesse risorse che durante una vera guerra si sarebbero arruolate per amore della patria, per l’amore dei valori e le tradizioni e sarebbero stati disposti a sacrificare la propria vita per salvaguardare ciò che avrebbero ritenuto più puro e più alto nella scala di valori.

Dopo il secondo conflitto mondiale, in gran parte dell’Europa sconfitta essere nazionalisti è stato spesso associato a essere Nazional Socialisti o Fascisti e di conseguenza sia dal punto di vista morale che istituzionale poco rappresentati. Una circostanza che durate i successivi decenni di agio e benessere non ha creato una grande situazione di disagio.

Durante la crisi economica del 2008 invece la situazione ha avuto un’inversione di tendenza, la crisi economica di nuovo e duramente ha colpito il mondo Occidentale e questa volta i canali di comunicazione erano molto più ampi e accessibili alla massa della popolazione che non era più esclusivamente vincolata ad apprendere le informazioni globali dai canali ufficiali, ma aveva modo di esprimersi davanti al mondo. Il terreno del nazionalismo puro, contemporaneamente aveva trovato un ostacolo sociale, il globalismo, la cittadinanza del mondo aveva portato decenni di benessere e agevolazioni quindi la chiusura introversa e radicale non trovava facilmente un terreno di sostegno fertile e aveva bisogno di concetti più ampi e più allargati per aggregare il sentimento di appartenenza. Una parte di questi sentimenti ha dato origine a quello che oggi noi chiamiamo populismo politico e sociale.

Conseguenza diretta di questo populismo sociale è stata l’allargamento di quella scala di valori di cui parlavamo durante i tempi di guerra e le ha portate a concentrarsi su una serie di concetti di aggregazione comune molto semplificata e molto più ampia. Questa semplificazione ed allargamento, a sua volta, ha avuto un impatto più ampio sulle varie fasce di popolazione che anche se in modo sistematico non si riconoscevano in una ideologia di natura nazionalista ma non potevano di certo negare un certo attaccamento al proprio paese, bello e martoriato, il proprio talento, brillante ma denigrato, o alle proprie glorie passate, derise e sfruttate.

Ed esattamente qua che gli algoritmi di Intelligenza artificiale vanno a pescare i loro argomenti e i loro portatori, su un’ampia scala di valori di comune aggregazione e su una ampia platea di patrioti o presunti tali che vorrebbero semplicemente esprimere il proprio disappunto per una situazione socio-economica non favorevole della società che ritengono superiore.

Nel 2020 si è patrioti per la bandiera, per la patria e anche per l’attenzione che si dà alla divulgazione delle informazioni. Per fortuna non ci sono i commissari di partito e i plotoni di esecuzione e per fortuna esistono gli strumenti di verifica, di accertamento e di Fact-Checking prima di qualunque diffusione.

Shahram Bahadori
Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi Occidentali