Nuove tecnologie: il sottile confine tra uso ed abuso

Da diverse settimane, a causa dell’emergenza Coronavirus, le nostre abitudini stanno mutando mentre alcune delle nostre libertà sono state compresse, si spera, in via temporanea. Contestualmente è in corso una diffusione dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Queste ci permettono di rimanere collegati evitando così il totale isolamento, ci aiutano a soddisfare bisogni primari riducendo le possibilità di contagio, ci sostengono nel trovare nuovi stimoli in una spazio fisico molto più ristretto rispetto a quello a cui eravamo abituati. Le tecnologie digitali, in questo momento, sono percepite come un alleato naturale ma non devono essere considerate come elementi primari della vita umana.

La manifestazione affettiva, il contatto fisico, il confronto basato sulla quotidianità reale devono rimanere i capisaldi del nostro agire. Un’invasione della tecnologia nella sfera privata potrebbe determinare un cambiamento radicale dei costumi e l’emergenza covid, soprattutto se prolungata nel tempo, potrebbe stimolare eccessivamente lo sviluppo di tale processo. Serve dunque un’etica condivisa per il mondo digitale e lo sviluppo di una cultura digitale basata sul rispetto della vita umana intesa come sintesi di necessità ed emozioni.

La tecnologia, infatti, comporta anche dei forti rischi in materia di manipolazione e di condizionamento indiretto delle libertà, in quanto può determinare forme di orientamento e di controllo anche delle abitudini mentali e relazionali. Per tale ragione è necessario uno Stato forte al fine di controllare chi detiene i nostri dati poiché, quest’ultimi, possono conoscere, ordinare e perfino prevedere le azioni di ciascuno al fine di  influenzarne le scelte e comportamenti limitando al contempo la coscienza critica. D’altro canto, anche lo Stato deve avere un atteggiamento misurato nei confronti dei propri cittadini.

È giusto, nelle fasi emergenziali, al fine di garantire salute e sicurezza, utilizzare con maggiore intensità la tecnologia digitale salvo poi ripristinare, una volta terminata la crisi, lo status precedente basato sul rispetto della privacy e delle libertà individuali. Un simile sforzo, basato sull’adattabilità del momento, potrà essere sostenuto solo dalle vere democrazie liberali.

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Pasquale Quaranta
Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi Occidentali