Immaginare il futuro ascoltando il respiro della Terra

La pandemia Covid-19 ha mostrato e sta mostrando i limiti di un sistema basato esclusivamente sul PIL e quindi sul consumismo; gli adattamenti degli ultimi anni determinati dal cambiamento climatico sono stati pochi ed in generale legati più a scelte di consumo che ad una vera è propria strategia. 

Oggi i dati della misurazione della pressione delle attività umane sull’ambiente, seppur sommari, qualità dell’aria, delle acque, ecosistemi ed anche agroecosistemi sono significativamente migliorati nel giro di soli 60/90 gg di fermo “biologico umano”.

Come in Altri Paesi ed in Italia si sta pensando a come riprendere le attività umane per far ripartire le economie. Tutte le valutazioni si fanno intorno alla cosiddetta crescita, cioè alla perdita di PIL e come questo possa essere rigenerato. 

Non credo sia il verso e la visione giusta. Tutto ad un tratto abbiamo dimenticato l’Agenda2030, lo sviluppo sostenibile, il Capitale Naturale.

Ecco, questi pochi giorni di fermo biologico umano hanno dimostrato qual è la pressione delle attività umane sul Capitale Naturale; allora misuriamolo, valutiamo l’impatto di questo in termini di costi ambientali, sociali ed quindi economici. Solo un elemento: da un articolo del Sole24ore risulta che nel periodo gennaio-aprile 2020 rispetto all’analogo periodo 2019 in Italia, complessivamente, ci sono stati meno morti, compreso Covid19. Da che cosa possono dipendere? Certamente dal calo degli incidenti stradali, certamente da quelli sui luoghi di lavoro, ma è evidente, anche e soprattutto, che dipendono dallo stile di vita.

Quanto impatta il danno ambientale sul capitale naturale delle generazioni future? Quanto possiamo fare, oggi, per cambiare modello di sviluppo, e rendere le diverse attività umane compatibili con un modello più resiliente e rispettoso del capitale naturale?

E allora penso che in Europa la discussione non può essere incentrata sui Coronabond o sul Mes, senza essere orientata a potenziare ed accelerare il Green New Deal, sostenere la ripresa delle attività con investimenti a fondo perduto per cambiare modello di sviluppo, evitando di continuare come prima.

È una questione di visione del futuro, su cui dovrebbe esprimersi un G8 convocato ad hoc, dove le Nazioni Unite e le sue articolazioni assistano gli Stati con azioni concrete. Dico alla mia Italia, hai scelto la via più dura del lockdown ora scegli la via più importante per ripartire, scegli e scegliamo il futuro del capitale naturale, i nostri nipoti ci ringrazieranno.

Non bisogna tuttavia confondere questo modello – incentrato sulla consapevolezza delle nostre azioni – con quello della decrescita felice. Le immagini di questi giorni saranno impresse nelle nostre menti per sempre. Facciamo in modo che siano il nostro Termometroearth oltre che Covid19. Misuriamo e monitoriamo sempre la febbre della nostra Terra.

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Presidente World Association of Agronomists