Il volo del calabrone europeo

E’ perfettamente esatto, e confermato da tutta l`esperienza storica, che il possibile non sarebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l`impossibile.

Sarebbe bello se a guidare la mano dei nostri governanti fossero le celeberrime parole di Max Weber, che mai come oggi sembrano riecheggiare invano, senza riuscire a illuminare le loro menti. Nella storia europea, ad ogni modo, l’impossibile si manifestò, tra l’altro, su di un’isoletta dell’arcipelago pontino, allorquando, seppur ivi confinati dal regime fascista, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi sognarono e disegnarono l’idea di una nuova Europa: federale, libera e unita.

I loro dialoghi e le loro riflessioni furono impressi nel “Manifesto di Ventotene” del 1941, che divenne in poco tempo, grazie anche all’opera di diffusione svolta da Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann e Ada Rossi, il simbolo del progetto di unificazione del vecchio continente e continua a esserlo tutt’oggi. Lì nacque l’utopistica idea del superamento dell’Europa degli Stati nazionali, lì nacque la speranza negli Stati Uniti d’Europa; difatti, caduto il regime fascista, il “Manifesto” creò in poco tempo un buon humus culturale e politico attorno al quale crebbe il dibattito e iniziò a fiorire il processo d’integrazione europea.

Tuttavia, pare chiaro che qualcosa non andò nel verso giusto. È sotto gli occhi di tutti, difatti, che il sogno di Altiero Spinelli, alla cui memoria è dedicato uno degli edifici che ospita il Parlamento Europeo a Bruxelles, sia oggi rimasto soltanto un desiderio onirico, seppur la sua potente carica ideale sia quanto di più attuale necessiti la nostra Europa. Dalla nascita della C.E.C.A. in poi, passando per Maastricht fio ad arrivare all’Unione dei 28 Stati membri, i principali attori dello scenario diplomatico europeo hanno sempre rincorso, stoltamente, la strampalata idea che fatta l’unione economica e monetaria, quella politica sarebbe venuta da sé, quale semplice conseguenza.

Quasi fossero marinai d’acqua dolce, che una volta imbarcati per un lungo e tortuoso viaggio, difficoltà dopo difficoltà abbiano dimenticato la loro meta, così alcune cancellerie europee hanno perso la bussola, senza voler correggere la rotta. Eppure, in questi tragici e difficili giorni, scanditi dall’inquietudine per il nostro futuro, appare ancor più chiaro che l’Europa non possa più indugiare; si trova davanti a un bivio decisivo della storia e della sua storia, quella del proseguo o della dissoluzione. Siamo sotto assedio. Non possiamo più nasconderci dietro l’idea di un’Unione che, così come osservato per il volo del calabrone, non abbia la struttura adeguata per andare avanti ma lo faccia comunque, quasi per inerzia, solo per non vanificare quanto di buono si sia fatto fin qui, che non è poco.

Ma non ci si illuda, le partite di mascherine bloccate, la scarsa solidarietà dimostrataci in un primo momento dai “partners” europei (con qualche eccezione come il caso dell’Albania di Edi Rama di cui ha scritto Emanuele Guarna Assanti e l’avanzamento di populismi e sovranismi non è da intendersi quale causa della disaffezione all’ideale europeo, ma piuttosto la conseguenza di una gravissima mancanza: l’unità politica, che non solo non si è mai raggiunta, ma forse non si è mai veramente ne auspicata ne ricercata. In gioco, oggi, c’è la sopravvivenza della nostra fragile comunità di Stati e ciascun Paese deve assumersi le proprie responsabilità: deve scegliere quale Europa vuole consegnare ai propri figli.

Deve decidere se l’Europa deve continuare a essere una mera cintura doganale o diventare la fucina dei nuovi e mai nati cittadini europei. Deve avere il coraggio di non frapporre i propri interessi al rilancio di una nuova fase di coesione politico/sociale europea, attraverso la quale ogni cittadino membro possa sentirsi al centro del progetto e non ospite indesiderato. Una ripartenza ambiziosa, insomma, ma l’unica a poter fronteggiare le sfide epocali che ci attendono.

Tags:
Salvatore Tripodi
Membro dell'Assemblea dei Soci del Centro Studi Occidentali