Crisi post Covid-19. Lo Stato da solo può farcela?

Per fronteggiare l’emergenza sanitaria, trasformatasi in un grande problema economico, il governo ha varato il cosiddetto decreto rilancio. Il provvedimento interviene in diversi ambiti, in modo trasversale, con l’intento di assicurare sostegno a famiglie, lavoratori, imprese, artigiani e liberi professionisti, puntando al consolidamento degli istituti di protezione e coesione sociale. Questo è stato deciso anche alla luce di un notevole debito pubblico che da decenni grava sulle generazioni presenti e quindi future e che è destinato ad aumentare nei prossimi anni.

Da quando stiamo affrontando l’attuale crisi, l’idea di usare lo Stato come unico strumento per la risoluzione delle problematiche sembra prendere sempre maggiore forza. In realtà, cercando di avere una visione di prospettiva, non si può immaginare che un aumento del debito pubblico italiano non possa avere delle conseguenze sull’economia reale nel prossimo futuro. Vero anche che se non si interviene in maniera immediata avremo ben poco sul quale discutere negli anni avvenire.


Quale la soluzione? Innanzitutto, evitare di pensare che lo Stato centrale possa sostituirsi interamente all’iniziativa privata, è pura utopia e la storia ne è testimone. Ipotizzare che il Pubblico possa, attraverso i suoi strumenti, entrare nella governance di aziende, occupare posti all’interno dei consigli di amministrazione influenzandone le scelte economiche sarebbe un errore molto grave. Viceversa dovrà avere la capacità di sostenere l’economia privata riducendo al minimo la sua ingerenza, diventando un partner presente ma non invasivo. Il secondo errore che si potrebbe commettere è quello di considerare la Nazione come unico baluardo anti covid-19.

L’Europa infatti, è un sistema complesso, talvolta farraginoso ma presenta ottimi strumenti tra i quali il Fondo Sure, acronimo di Support to mitigate Unemployment risck in an emergency, progetto di solidarietà europea, a supporto dei dipendenti che abbiano perso o ridotto le ore di lavoro. Quindi si rivolge alle aziende colpite dalla pandemia e mira a offrire, tramite una dotazione di 100 miliardi, un’assistenza finanziaria sotto forma di prestiti agli stati membri a condizioni favorevoli al fine di tutelare l’occupazione dei cittadini. Anche il famigerato MES (fondo salva stati), per ciò che concerne i finanziamenti in ambito sanitario, andrebbe valutato quantomeno senza pregiudizi pre elettorali. Da soli infatti, sarà impossibile vincere questa sfida.

Pasquale Quaranta
Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi Occidentali