Cristoforo Colombo e la damnatio memoriae? Meglio Benigni e Troisi

Cos’hanno in comune un attivista del movimento Black Lives Matter e Saverio, il personaggio interpretato da Roberto Benigni nel memorabile film del 1984 “Non ci resta che piangere”?

Entrambi professano un ardore politico attivo; entrambi hanno una causa che ritengono giusta per cui agire; entrambi vedono in Cristoforo Colombo l’origine dei problemi che vogliono risolvere; entrambi studiano delle soluzioni che scadono nel fanatismo e, dunque, nel grottesco; entrambi in sostanza falliscono l’obiettivo.

La differenza sostanziale tra i due? Saverio è mosso da un profondo sentimento di amore fraterno, l’attivista invece da odio cieco ed irrazionale.

Saverio, attraverso un assurdo cinematografico, si ritrova nel 1492 insieme al suo amico Mario, un bidello interpretato da Massimo Troisi, e lo convince a mettersi in viaggio per la Spagna, allo scopo di raggiungere Cristoforo Colombo sulla spiaggia di Palos e dissuaderlo dal partire per le Indie e scoprire l’America, in modo che, nel futuro, sua sorella Gabriellina non possa incontrare il ragazzo statunitense che l’ha lasciata, facendola soffrire.

L’attivista di Black Lives Matter vive nel 2020 e si unisce al movimento di protesta contro il razzismo negli USA sorto all’indomani dell’assassinio di George Floyd per opera di un agente di polizia. Egli fa sentire la propria voce e non solo, passando da manifestazioni pacifiche a dimostrazioni decisamente più rumorose. Ad un certo punto, non contento di contestare le autorità contemporanee pensa bene di prendersela con la storia: individuando in Cristoforo Colombo una delle principali cause del razzismo, decide di imbrattare, decapitare, distruggere, incendiare le statue che raffigurano l’esploratore genovese.

Saverio contestualizza la vicenda di Colombo e quindi pensa che il solo modo di salvare Gabriellina dalla sua sorte amorosa sia quello di modificare il corso della storia tardando di cinque minuti la partenza delle caravelle.

L’attivista decontestualizza Colombo e, trovandosi nell’impossibilità di cambiare la storia, immagina che sia giusto provare a cancellarla, demolendo un certo numero di statue, simboli del tempo ed omaggi agli uomini.

Saverio non riesce nel suo intento perché purtroppo una serie di sfortunate coincidenze gli impediscono di raggiungere per tempo Colombo e cambiare il verso della storia; ancora in preda all’agitazione si dispera sulla spiaggia mentre Mario prova a calmarlo non riuscendo a capire le reali motivazioni del suo comportamento apparentemente senza senso.

L’attivista non riesce nel suo intento perché le motivazioni fragili che lo hanno indotto a compiere quelli che sono in sostanza dei semplici atti vandalici – e non gli eclatanti gesti simbolici desiderati – suscitano sdegno ed antipatia in larga parte della popolazione non attiva, indeboliscono la causa originaria e, soprattutto, non cancellano la storia.

Saverio alla fine capisce che ha agito in modo scomposto e chiede a Mario di dargli dieci cazzotti come punizione per essere stato avventato ed aver messo in pericolo entrambi durante il viaggio; Mario, comprensivo, colpisce l’amico con un innocuo cazzotto solamente, lo consola e lo rincuora.

L’attivista fino ad oggi ancora non ha compreso la reale portata delle sue azioni, antitetiche rispetto alle sue intenzioni, e si prepara a non avere alcuna comprensione da un pezzo consistente di opinione pubblica che con buona probabilità non premierà più il movimento di protesta.

Saverio è un personaggio di fantasia di un film comico degli anni 80, è parte di una coppia improvvisata, fa ridere e fa tenerezza.

L’attivista fanatico esiste davvero, è protagonista di una fase drammatica della vita dell’occidente, spaventa e fa tristezza.

Non ci resta che piangere?

Vincenzo Coppola
Presidente del Centro Studi Occidentali