Il crowdfunding culturale e l’indispensabile ruolo del patrimonio nella società.

Letteralmente è la folla che sostiene la cultura, nella pratica si tratta di persone comuni interessate ad un progetto e intenzionate a sostenerlo. È il crowdfunding culturale, un fenomeno apparso nelle statistiche a partire dal 2014, che ha delineato negli ultimi anni la figura di un nuovo donatore: il mecenate dell’era digitale. Naviga sul web, prende parte in modo attivo alla vita culturale e artistica della comunità, sia essa locale o globale. Non è un visitatore di passaggio, ma un soggetto attento e curioso. Destina ai progetti in genere tra i 20 e i 40 euro, donazioni medie che sommate le une alle altre diventano cruciali per lo scopo finale del progetto. La generosità del resto è una qualità, non un fatto quantitativo.

Messe alle spalle le antiche diffidenze per le donazioni online, i dati forniti dall’ultima ricerca “Donare 3.0”, (https://blog.retedeldono.it/it/ricerca-donare-2020-online ) lo studio promosso da PayPal e Rete del Dono e commissionato a BVA Doxa, confermano quanto il crowdfunding sia uno strumento in forte crescita. Sul podio non solo buone cause come salute, assistenza medica, ricerca, (che solo in piena pandemia, ahinoi, realizziamo essere pilastri della società) ma anche arte e patrimonio culturale, due sfere che oggi appaiono in tutta la loro autenticità: non questioni elitarie o di nicchia, ma elementi importanti nella vita di ognuno di noi. Beni essenziali, beni comuni.

Quello di adesso forse è il momento giusto per raccontare ai donatori le tante buone cause legate alla cultura, alla conservazione del patrimonio, allo spettacolo dal vivo, all’audiovisivo, tutti settori che stanno vivendo una situazione di stagnante emergenza, nonostante i ripetuti e inascoltati richiami da parte del mondo della cultura, fatto di centinaia di migliaia di lavoratori. Uno di questi appelli lo scorso novembre si è trasformato in una solida iniziativa, Scena Unita, per i lavoratori della musica e dello spettacolo, https://scenaunita.org/ che ha generato, grazie ad un’ efficace campagna di crowdfunding sulla piattaforma forfunding.it un vero e proprio fondo a supporto concreto e diretto di tutti “quei lavoratori senza i quali la loro arte non può prendere forma”.

Molti i volti noti che fin da subito hanno dato visibilità all’iniziativa, da Elio e le storie tese, a Mannarino, passando per Luciana Littizzetto fino a Carlo Verdone. Al loro supporto si è unita la spinta di brand come Intesa Sanpaolo, Fendi, Sony Music Entertainment Italy, Universal Music Italia, solo per citarne alcuni. Una lista davvero lunga, come ampia è la visione di chi coordinerà le donazioni, (che al momento hanno superato i 2 milioni di euro), ovvero il Cesvi, storica organizzazione umanitaria italiana, fondata, guarda caso, nella stremata e mai arrendevole Bergamo, impegnata da più di trent’anni nella gestione delle emergenze, a fianco dei più vulnerabili. Insieme al Mibact, che patrocina l’iniziativa, l’ente utilizzerà il fondo per perseguire 3 obiettivi: sostegno immediato alle figure individuate attraverso una serie di requisiti, promozione di attività formative per evitare la dispersione di conoscenza di molti tecnici altamente specializzati, che nel frattempo stanno cambiando per necessità lavoro, e infine supporto a progetti per realtà profit e no profit che possano innescare nuove occasioni di lavoro. Un atteggiamento snello che dimostra all’attuale classe politica, impegnata a discutere all’infinito sul Mes, come accanto al soccorso in emergenza, sia necessaria e vitale la progettualità per il futuro.

È chiaro, i volti noti dello spettacolo e i grandi gruppi hanno contribuito a rendere la campagna Scena unita un successo, ma ciò che davvero conta è che il suo messaggio sia arrivato a chiunque, veicolato in modo semplice, accattivante, e soprattutto trasparente. Sapere dove andranno a finire le nostre donazioni è tra i principali motivi che spingono una normale persona ad aderire a campagne di crowdfunding. Monitorare l’andamento della raccolta, così come essere aggiornati sulle novità e gli sviluppi dell’iniziativa significa in fondo sentirsi parte di un progetto più grande, nel quale ognuno facendo il suo, attiva una spirale di consapevolezza e condivisione.

Progetti di piccole dimensioni, così come iniziative con traguardi importanti, quello che salta all’occhio facendo un giro sulle maggiori piattaforme di crowdfunding italiane, è la crescente attenzione verso iniziative che hanno a cuore il patrimonio culturale e l’arte in genere. È questo il motivo che ha spinto lo studio di restauro e progettazione culturale Verderame progetto cultura, una realtà romana già proiettata oltreoceano, di cui faccio parte, a lanciare la sua prima campagna di crowdfunding a favore del restauro di un affresco seicentesco custodito nella chiesa di San Giacomo alla Lungara, nel cuore di Trastevere. L’opera raffigura San Giacomo il Maggiore, l’apostolo che ispirò il celebre cammino di Santiago. Il suo autore, Francesco Romanelli, già pupillo di Pietro Da Cortona, era noto al tempo per la forte influenza che le opere del grande Raffaello ebbero su di lui, tanto da essere riconosciuto da tutti come il Raffaellino.

Qui tutti i dettagli dell’iniziativa https://www.eppela.com/it/projects/29024-dai-un-futuro-al-passato

Quello che in molti si chiedono, e che noi amiamo raccontare, (sempre per quel principio semplice che è la condivisione, fosse solo di esperienze e idee), è che dietro i lavori di un cantiere di restauro, operano tante maestranze, ognuna unica nel suo genere, necessarie per la cura e la “riabilitazione” di un’opera d’arte. E così, in quegli indispensabili luoghi di memoria che sono gli archivi e le biblioteche, (non sono svago, ma spazi in cui si lavora) storici dell’arte e architetti vanno a caccia di quante più informazioni possibili su quell’opera. A loro si aggiunge l’operatore che allestisce il ponteggio in sicurezza delimitando il cantiere, nel quale subito dopo l’esperto di indagini diagnostiche tenterà di comprendere quali sfumature cromatiche si nascondono sotto le tinte del dipinto. Restauratrici e restauratori prima di mettersi in gioco si daranno all’osservazione meticolosa per cogliere quanti più dettagli siano capaci di intravedere, in quelli che spesso durante i lavori si rivelano essere “ripensamenti” dell’artista, i quali, credetemi, danno un’immensa soddisfazione a chi li scova dopo secoli. Nel frattempo, c’è chi studia e confronta le fonti, raccogliendo tutto il materiale in uno o più scritti destinati a quanti vorranno sapere come e perché quell’opera d’arte è giunta a noi in quello stato. In tutto questo vi è sempre l’addetto alle riprese che racconta con le immagini quello che lentamente, giorno dopo giorno sta accadendo ad un’opera in fase di restauro: piano piano riprende vita. Per poi tornare in punta di piedi nelle vite della comunità.

Qualche anno fa, ho avuto il privilegio insieme alla mia collega compagna di avventure, di fare visita al ricovero del Santo Chiodo, un deposito alle porte di Spoleto, che custodisce un’infinità di opere d’arte messe in salvo dopo il sisma del centro Italia del 2016, dai vigili del fuoco e dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale, che in quell’occasione ci accompagnarono in quello spazio taciturno e malinconico. Pale d’altare, crocifissi in legno, campane silenti, statue in marmo, porzioni di affreschi, questo e altro è custodito in quell’hangar di tesori avviliti. Ci colpì una storia più di tutte, raccontataci da una funzionaria che periodicamente accoglieva piccoli gruppi di gente del posto venuta a far visita alle proprie statue, malconce e mortificate. In quel racconto così semplice c’è tutto il senso di identità, appartenenza e condivisione che il patrimonio culturale custodisce in sé. In quella consapevolezza di essere fragili e mortali, allora era il sisma oggi la pandemia, si trovano le ragioni di chi resiste oggi per coltivare le aspirazioni di domani.

Qualunque operazione finanziaria, qualunque raccolta fondi, qualunque iniziativa di crowdfunding grande o piccola che sia, che metta in salvo, protegga o valorizzi il patrimonio culturale, non è mai una spesa, tutt’altro. Donare un futuro al passato non è solo il titolo della nostra campagna di crowdfunding che qui vi invito a sostenere. È forse uno dei migliori investimenti che si possano fare in un presente così vago, in cui la cultura di sicuro non sanerà le ferite di questo momento tragico, ma ne sono certa, ha il potere di alleviarle.

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