Uno sguardo da Hong Kong, area strategica per le imprese italiane che vogliono crescere

Intervistiamo la Dott.ssa Gioia Morena Gatti, Direttore dell’Italian Trade Commission di Hong Kong. In tempi di pandemia ci siamo abituati agli incontri virtuali ma questa volta, grazie alle 7 ore di fuso orario, l’incontro è ancora più suggestivo: un’intervista che attraversa un giorno intero.

Dott.ssa Gatti è stata da poco nominata responsabile dell’ufficio di Hong Kong dell’Italian Trade Commission, l’agenzia governativa italiana per la promozione all’estero del marchio Italia. Come è stato questo tuffo nel Far East?

Hong Kong è una città molto dinamica, con una secolare tradizione commerciale e questo si respira subito, sotto diversi aspetti. La logistica portuale è uno dei primi scenari in cui ci si imbatte nel tragitto dall’aeroporto alla città, nella cui baia si assiste ad un continuo transito di navi- container.  Siamo in uno dei principali hub commerciali e finanziari del mondo e lo testimoniano le prestigiose sedi delle principali banche e società di consulenza globali, che occupano gran parte dello skyline dell’isola di Hong Kong, oltre ai numerosissimi e sofisticati centri commerciali, distribuiti in tutte le aree, centrali e periferiche. Altro aspetto che salta subito all’occhio è l’alto livello del settore hospitality, sia per catene alberghiere che ristorazione, testimonianza di una consolidata competenza sul settore turistico. Infine è importante evidenziare che Hong Kong ospita decine di manifestazioni fieristiche di portata internazionale, tanto da avere due quartieri fieristici ed un ente governativo dedicato allo sviluppo del commercio, con sedi in tutto il mondo, anche a Milano.

Hong Kong è considerata da molti la New York di Oriente. Per me che sono appena arrivata da 5 anni nella Grande Mela sono effettivamente saltati all’occhio molti punti di affinità. In termini di abitanti, New York ne conta 8,4 milioni ed Hong Kong 7,6. Interessante è che entrambe registrano un flusso turistico importante, che nel 2019 è stato di 65 milioni per New York e 56 milioni per Hong Kong, in entrambi i casi con una componente di turismo interno del 78% (per Hong Kong inteso come proveniente dalla Cina Continentale). Entrambe le città hanno 65 ristoranti con riconoscimento Michelin, con 7 ristoranti a 3 stelle a Hong Kong e 5 a New York. E si potrebbe proseguire su tanti fronti, citando l’amore per l’arte, con la presenza delle case d’asta Christie’s e Sotheby’s in entrambe le città e persino un punto vendita del Museo Moma di New York anche ad Hong Kong!

Settori molto importanti per la città sono il turismo e l’import-export. Quali sono state le misure adottate per sostenere questi settori duramente colpiti dalla panedemia?

Finora sono state completate diverse campagne di finanziamento pubblico, con uno stanziamento di circa 35 miliardi di Euro per tutti i  settori, oltre ad uno specifico contributo sulle partecipazioni fieristiche, nell’intento di stimolarne la ripresa. L’economia di Hong Kong sta attraversando una fase difficile (il PIL nel 2020 ha registrato – 4,2%), non solo per gli effetti della pandemia, ma per un calo già iniziato nel 2019 (-1,2%) per le tensioni sociali, che hanno interrotto la costante crescita dell’economia locale, abituata ad uno stabile +3%. Anche in termini di disoccupazione al momento si registra un 6%, mentre in tempi normali non supererebbe il 3%. Si stima una ripresa dell’economia nella seconda metà del 2021, soprattutto in correlazione alla auspicata riapertura delle frontiere anche con la Cina Continentale, il cui flusso turistico costituisce un’ essenziale componente per l’economia locale.

Lei viene da una interessante esperienza durata anni a New York dove il Made in Italy e gli italiani sono ormai perfettamente integrati. Ad Hong Kong che ruolo rivestono gli italiani e le aziende che rappresentano?

Il Made in Italy ad Hong Kong riveste un ruolo di rilievo, grazie al profondo apprezzamento dell’Italia come meta di viaggio, oltre che come punta di eccellenza della moda e del food e wine. La comunità italiana conta poco meno di 4.000 iscritti all’AIRE e circa 400 aziende italiane con Uffici di rappresentanza, punti vendita e attività di consulenza nell’ambito della finanza, moda e tessuti, logistica, ristorazione e importazione di prodotti agroalimentari, automobili di lusso e arredamento.

Nell’anno 2020 i dati macroeconomici sono stati fortemente impattati dalla pandemia, pertanto citiamo quelli del 2019 che possono meglio descrivere un andamento medio. Le importazioni dall’Italia nel 2019 sono state per il 46% nel settore moda (pelletteria, moda e calzature), 14% gioielleria, 5,6% elettronica, 4,5% occhialeria e 4,3% cosmetica. Seguono gli altri comparti quali farmaceutico, nautica, agroalimentare e automotive. Ogni anno oltre 700 aziende italiane partecipano alle fiere internazionali ad Hong Kong, prime fra tutte quelle della gioielleria, seguite per presenza italiana da manifestazioni eno-agroalimentari e dell’occhialeria.

Dal suo punto di vista, se avesse la possibilità di consigliare un CEO di una azienda italiana cosa gli suggerirebbe?

Per le aziende interessate al Far East, Hong Kong resta una sede privilegiata per coprire anche i mercati limitrofi. I principali punti di forza della città, per un’azienda che intenda prevedere una presenza qui sono: cultura commerciale di lunga tradizione e consolidata capacità di dialogare con players di tutto il mondo, regime doganale favorevole, logistica avanzata e infrastrutture all’avanguardia, oltre naturalmente alla posizione geograficamente strategica. Certamente sono presenti anche alcuni elementi di criticità, che vanno ricondotti  agli elevati costi di affitti commerciali e alla generale incertezza post pandemia.

L’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE) sta portando avanti una strategia di sviluppo della presenza delle PMI italiane sulle piattaforme e-commerce in Cina. Questa opportunita’ potra’ essere naturalmente estesa anche ad Hong Kong, attivando ulteriori canali di distribuzione.

Le PMI sono il tessuto produttivo del nostro Paese. Cosa consiglierebbe ad un imprenditore in questo momento?

Questo è un momento di grossi cambiamenti, tuttora in corso e il cui assetto finale ancora non può essere completamente definito. Il suggerimento quindi è di avvicinare il mercato innanzitutto osservandolo da vicino, analizzandone il trend e verificando quale possa essere il punto di forza della propria azienda per presentarsi con una proposta attraente e in linea con le esigenze degli operatori locali. La ripresa potrà essere lenta, ma bisognerà farsi trovare preparati. In questo senso l’ICE-Agenzia è accanto alle imprese ogni giorno, con numerosi servizi di informazione e assistenza gratuiti e altri personalizzabili sulle specifiche esigenze delle aziende. Suggeriamo pertanto di contattarci per fissare una call di approfondimento e poter poi proporre i servizi più rispondenti alle diverse situazioni/settori.

Il covid 19 ha modificato molte abitudini e nell’ambito degli scambi economici la parte fieristica è stata duramente colpita. Siete riusciti ad elaborare sistemi per favorire le nostre aziende ?

L’attività fieristica è stata fortemente impattata dalla pandemia e, nei settori che lo consentono, alcune manifestazioni sono state trasformate in modalità virtuale. L’effetto probabilmente è diverso rispetto alle fiere in presenza, tuttavia queste modalità hanno stimolato il tessuto imprenditoriale italiano a reagire al cambiamento, cercando di colmare il gap culturale tecnologico che vedeva l’Italia in ritardo rispetto ad altri Paesi Europei. L’Agenzia ICE si è impegnata molto in questa direzione, attivando già nel 2020 la piattaforma Fiera 365, per svolgere incontri b2b ed eventi fieristici in versione virtuale, nell’intento di accompagnare le aziende in questa nuova sfida.

L’Ufficio ICE di HK, per chi avesse interesse ad informazioni o servizi di assistenza, è contattabile alla mail  hongkong@ice.it

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Dottore commercialista