Mario Draghi, ultima spiaggia o prima scelta? I rischi concreti dietro una strategia per ora vincente

La storia non si ripete uguale a se stessa e soprattutto non segue un corso indipendente dalle scelte degli uomini. Lo spiega in modo articolato e profondamente ragionato Karl Popper in una delle sue opere più celebri, Miseria dello storicismo.

L’azione umana è dunque determinante per incanalare gli eventi in una certa direzione e le risultanze di queste azioni non sono mai del tutto casuali, tuttavia non è nelle umane possibilità, ne’ tantomeno affine ai principi della logica, prevedere tutte le conseguenze possibili delle azioni compiute.

Queste dinamiche valgono un po’ per tutte le cose della vita, ed anche – e forse soprattutto – per le vicende politiche. Per l’esito di una crisi di Governo, ad esempio, o per la nascita di un Governo nuovo.

È proprio il caso della vicenda che riguarderà Mario Draghi, che ha da poco accettato l’incarico affidatogli dal Presidente della Repubblica per vagliare la possibilità di formare un Governo di “alto profilo”, non coincidente con alcuna formula politica.

Risulta difficile immaginare che una virata così impetuosa nella vita istituzionale del nostro Paese sia frutto del mancato accordo tra i partiti sul Conte-ter o ancora rappresenti il drammatico punto di caduta di una “crisi al buio”; credo piuttosto che la scelta di conferire a Mario Draghi l’onere di formare un Governo sia l’obiettivo centrato di una strategia politica durata molti mesi e che coinvolge attori non seduti ai frequentatissimi tavoli di trattativa dati in pasto ai media nelle ultime settimane.

Mario Draghi, in sostanza, non è “l’ultima spiaggia”, come in molti sostengono, bensì la “prima scelta”: l’uomo con tutte le carte in regola per avviare un percorso di risanamento e rilancio – soprattutto economico – dell’Italia, ed è la “prima scelta” in un ambito molto ben circoscritto: quello europeo ed europeista, largamente glorificato dalla maggior parte delle forze politiche in attività, talvolta con approcci strumentali ai limiti del grottesco.

Serviva Mario Draghi, ed ecco servito Mario Draghi; bordate di fischi dalla curva dei duri e puri, applausi commossi ed emozioni quasi infantili dalla tifoseria amica. Attenzione però, non dimentichiamo i lucidi ammonimenti del caro Popper e quelle conseguenze non intenzionali che sbucano all’improvviso, impreviste ed imprevedibili.

È un esercizio piuttosto inutile immaginarne qualcuna, ma fa bene a rendere le copiose analisi sul momento politico un po’ più colorite.

Può accadere, ad esempio, che un Governo che nasce al di fuori delle formule politiche, come indicato da Mattarella, possa in realtà svilupparsi al di fuori delle formule politiche tradizionali e caratterizzarsi, quindi, come l’embrione di una formula politica inedita che mette insieme l’europeismo presente in tutte le formazioni parlamentari?

Sarà interessante vedere, per valutare questo aspetto, se l’ipotetica maggioranza Draghi sarà congruente con l’ipotetica maggioranza che eleggerà il prossimo Presidente della Repubblica.

Ancora, sarebbe interessante valutare per quanto tempo un Governo istituzionale di alto profilo, con la protezione totale della Presidenza della Repubblica e con l’italiano più autorevole a presiederlo, possa essere messo al riparo dai terribili strali dei partiti che si preparano alle elezioni politiche.

Ecco, sulla base di queste scarne osservazioni mi sentirei di auspicare la formazione di una compagine governativa che, impegnata come sarà nella risoluzione di problemi epocali, sia anche ben piantata contro le opposizioni che si muoveranno entro breve con inaudita ferocia e facili argomenti, che si doti di personale politico e parlamentare in grado di gestire la fase finale della legislatura, sempre aperta a pericolosi smottamenti con le forze politiche concentrate su possibili modifiche alla legge elettorale e che, in fine, faccia emergere in modo determinante l’ideale politico alla sua base: un europeismo moderno e non sguaiato, riconoscibile per i cittadini e tangibile per il ceto produttivo.

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Vincenzo Coppola
Presidente del Centro Studi Occidentali